Nella lettera sopra riportata emerge invece che Giovanni Falcone aveva colto il punto decisivo: se manca un comportamento condiviso, un orizzonte valoriale partecipato, se cioè viene meno un ethos, la mafia dilaga e colonizza le coscienze. Inculca anche nei più forti e coraggiosi, negli onesti e negli integri, il dubbio, il tarlo, l'idea corruttrice che essere giusti non serve a niente. Nel suo Diario Corrado Alvaro scriveva che "la disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile". La "mafiosità" è infatti una categoria dell'anti-spirito: nega lo spirituale nell'uomo, afferma che tanto tutti vogliamo le stesse cose (potere, piaceri, soldi, vita comoda e senza preoccupazioni, controllo totale), irride l'idea di una vita partecipata e democratica, riproponendo in modo atavistico la subordinazione dell'uomo all'uomo, le disuguaglianze sociali, il primato della gerarchia e della violenza primordiale, nonché quello di un presente che è subito passato sul futuro; esaltando la sopraffazione sul dialogo razionale, l'individualismo predatorio e famelico sul bene comune, istituendo un'anti-comunità di uomini isolati e asserviti, indifferenti al male e al dolore. Il suo potere è il divide et impera dell'esser-così. La mafia (nome collettivo per tutte le mafie) è perciò deviazione (prima ancora che negazione) della verità (chi parla, chi la dice, chi la racconta è un "infame"): una deviazione che consuma, infetta, corrode e infine uccide il futuro.
Edward C. Banfield, Le basi morali di una società arretrata (Il Mulino 1976);
Giovanni Falcone e Marcelle Padovani, Cose di cosa nostra (BUR 2004);
Roberto Scarpinato, Le ultime parole di Falcone e Borsellino (Chiarelettere 2012);
Antonio Nicaso, La mafia spiegata ai ragazzi (Mondadori 2010);
Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, Profondo nero. Mattei, De Mauro, Pasolini. Un'unica pista all'origine delle stragi di Stato (Chiarelettere 2009);
Saverio Lodato, Quarant'anni di mafia. Storia di una guerra infinita (BUR 2012);
Attilio Bolzoni e Paolo Santolini, Uomini soli (Melampo/Faber Film-Libera, libro+DVD).
Le mani sulla città, di Francesco Rosi (1963);
A ciascuno il suo, di Elio Petri (1966);
Cento giorni a Palermo, di Giuseppe Ferrara e Giuseppe Tornatore (1984);
I cento passi, di Marco Tullio Giordana (2000);
Biùtiful cauntri, di Esmeralda Calabria e altri (2007);
Gomorra, di Matteo Garrone (2008);
Il divo, di Paolo Sorrentino (2008).



















