Beirut, ferragosto 2006. La città è sotto attacco israeliano, che prende di mira in particolare i quartieri sciiti sede di hezbollah. Eppure un'auto rossa fiammante con cinque giovani cool attraversa tranquillamente il locus amoenus...
Blog didattico e non contro i neorazzismi contemporanei Creato da Alessandro Bellan
Beirut, ferragosto 2006. La città è sotto attacco israeliano, che prende di mira in particolare i quartieri sciiti sede di hezbollah. Eppure un'auto rossa fiammante con cinque giovani cool attraversa tranquillamente il locus amoenus...
Mass media: non solo reality
Isole e circhi, pupe e secchioni, grandi fratelli, uomini, donne e amici di Maria. Una strabordante carovana di gente (i “morti di fama”, li ha definiti qualcuno sui giornali, quelli che famosi vogliono diventare, o tornarci, a tutti i costi). Davanti allo schermo, e alle loro imprese, rimangono ipnotizzati milioni di persone (nonostante i numeri siano in calo vertiginoso), a ogni ora del giorno e della notte, per dirette, repliche, sfide e nomination.
Come se fossero la realtà dieci deficienti che litigano per il cocco su una spiaggia tropicale. Come se fosse la realtà trovarsi la ragazza scegliendola tra una platea di aspiranti, mentre stai spaparanzato su di un trono di cartapesta. Questa robaccia è un grandissimo insulto. Innanzitutto alla nostra intelligenza, mortificata da uno spettacolo che rilassa, ok, senza pretese, e va bene, ma che buca sistematicamente i nostri neuroni facendogli confondere la reality con la realtà, e rimbambendoci a uso e (soprattutto) consumo degli dei di quella dimensione lì, lo sponsor e il denaro. E poi è un grandissimo insulto alla grandissima conquista umana dei media. La televisione è un mezzo eccezionale. Internet ha rivoluzionato il nostro tempo, trasportandoci tutti nell’ era digitale. Eppure finisce che ne facciamo un uso demenziale, che non migliora noi, né il rapporto con gli altri, ma che riempie le tasche dello sponsor.
C’è chi demonizza tutto quello che è tecnologia…Le e-mail? Hanno ucciso le lettere, non si scrive più con la penna; gli sms? Per carità, sempre attaccati al cellulare, e con tutti quei ke, xke, nn, qlc, ;-); che orrore! Si dimentica che prima, per raggiungere un amico, potevi impiegarci settimane, e oggi, anche se sta all’altro capo del modo, ci parli in un nanosecondo. Si dimentica che prima, per sapere come girava il mondo, avevi solo un telegiornale (lo sappiamo che ce ne saranno almeno sette, ma provate a guardarli, sono sostanzialmente uguali) mentre oggi sulla rete trovi migliaia di blog, di testimonianze dirette sui fatti anche dimenticati del mondo. Qual è il giusto uso del virtuale? Quello che completa, ma non sostituisce, la nostra capacità di comunicare con il mondo. Certo, costa fatica, e bisogna tenere gli occhi aperti perché sul web ci sono delle vere e proprie perle e delle vere e proprie porcherie, informazioni preziose e bufale colossali. Ma sono, davvero, possibilità straordinarie. C’è un “virtuale" che rende migliori le nostre esistenze. Che ci apre la mente, che ci tiene sveglia la conoscenza. Occorre che quel “virtuale” sia al servizio e non al posto del “reale”. Altrimenti la realtà si trasforma in reality, e per noi che non vogliamo essere spettatori o consumatori, ma protagonisti della nostra vita, non ci sarà più posto nemmeno sull’ ultima delle spiagge dell’ ultima delle isole.
Dire che quello che è accaduto in una scuola della periferia di Torino mi ha lasciato allibito e amareggiato è poco. Per chi non sapesse cos’è successo, ricapitolo quanto finora riportato dalla stampa (sintetizzo con materiale di Repubblica.it):L’aggressione. In un istituto professionale di Torino, alla fine dello scorso anno scolastico, alcuni ragazzi, intorno ai 17 anni, aggrediscono con percosse, insulti e altre umiliazioni, un ragazzo sofferente di una forma particolare, non bene identificata, di autismo, accompagnando il tutto con saluti e scritte naziste. Gli autori del gesto riprendono la scena con un videofonino e inviano il filmato in rete.
Il video. Il video, della durata di tre minuti, è stato messo on line ad agosto dalla ragazza che aveva partecipato all’aggressione. Nel filmato si vedono una decina di compagni di classe che stanno a guardare, mentre uno dei ragazzi indagati sferra qualche pugno e qualche calcio al compagno disabile, un altro è intento a riprendere la scena con la telecamera, un terzo che disegna il simbolo “SS” sulla lavagna e fa il saluto fascista. E l’impressione è che l’aggressione fosse premeditata.
Nessun aiuto. Il ragazzo aggredito rimane in un angolo, immobile, reagendo debolmente alle botte di un compagno che si avvicina, lo colpisce velocemente e si allontana. Al giovane disabile vengono anche tirati oggetti e per ripararsi lui perde gli occhiali e si china a cercarli affannosamente. Gran parte della classe intanto, seduta tra i banchi, schiamazza, tra l'annoiato e il divertito. Nessuno dei presenti si alza per difendere la vittima o per fermare chi lo deride.
La testimonianza. “Un ragazzo dolcissimo. Gli piace il cantante Zucchero e per questo vuole sempre che io gli canti le sue melodie”: così un’operatrice della scuola ha descritto il giovane portatore di handicap. Una donna che lavora nell’istituto non è sembrata stupirsi troppo dell’accaduto. “Gli altri ragazzi non legano con lui – ha detto – non c’è solidarietà tra loro. Lui quasi non vede e sente pochissimo. Fa quindi molta fatica anche a capire gli scherzi. È, però, un ragazzo buono”.
Di fronte a quello che ho potuto vedere e leggere nascono in me varie considerazioni e alcune domande, che elenco in ordine non logico ma emotivo (anche noi insegnanti abbiamo un'emotività, no?):
Condizioni umane è un blog, ovvero un sito con una serie di testi (post) che è possibile commentare. Non si tratta di un blog qualsiasi, ma di un laboratorio didattico rivolto soprattutto, ma non esclusivamente, ai miei studenti del liceo delle scienze sociali e sociopsicopedagogico, i quali potranno discutere sugli argomenti da me o da loro proposti, appunto attraverso i commenti. L'obiettivo di questo blog è soprattutto l'educazione interculturale contro il pregiudizio e il razzismo, l'esercizio della riflessione critica, soprattutto nei confronti della sottocultura diffusa dai mass-media.Al giorno d'oggi lo sviluppo della tecnica ha raggiunto livelli di evoluzione altissimi, che trent’anni fa non si sarebbero mai immaginati: internet, televisione digitale, telefonia mobile, ecc…
Tutto questo ha influito sulla società e soprattutto sui ragazzi, le nuove generazioni, che come conferma Günther Anders vengono “formati e deformati” dalle tecniche che la società ci offre.
Vengono formati in quanto crescono con l’idea di un mondo più evoluto, di facile e pronto utilizzo (questo grazie soprattutto al PC e alla rete che ci permettono di raggiungere qualsiasi parte del mondo con un clic).
Vengono invece deformati poiché tutta questa comodità più che compromettere, inibisce e assopisce tutta, o quasi, quella gamma di sistemi e processi che io metterei in stretta relazione con la sopravvivenza in questa società sempre più simile ad una giungla telematica dove regna suprema la tecnica.
In questo modo i ragazzi risultano più fragili e insicuri di un tempo, assopiti nella protezione offerta da mamma tecnica che, a loro insaputa, li rende schiavi.
Per quanto riguarda le affermazioni di Vittorino Andreoli le trovo molto provocatorie, in quanto egli prende in considerazione un momento della vita umana notoriamente caratterizzato da fragilità e insicurezza, facendone una spiacevole conseguenza della società odierna.
Risulta vero inoltre che con gli anni e l’avvento dei media si è registrato un aumento del desiderio di apparire e diventare famosi, ma questo secondo me non è solo un'attribuzione da fare agli adolescenti, ma a tutti gli individui siano adulti, anziani o bambini che, in questo modo, cercano di valorizzare la propria individualità oppressa sempre più dall’omologazione a modelli stereotipati impostaci.
Trovo ardito pure parlare di “espressioni infantili” e “gemiti da neonato” poiché questo significherebbe la constatazione che ancora oggi, nel 2006, vi è un’agenzia di socializzazione importante, la scuola, retrograda e primitiva, cosa non vera a mio parere, come a parere della professoressa Silvana Belli: ella infatti afferma che se si cerca di portare il metodo educativo più all’avanguardia di così si rischiano insuccessi, per il solo fatto che gli alunni tendono ad approfittarsi della facilità.
Per quanto riguarda invece la cultura giovanile che comprende lettura e musica penso che essa rientri nell’espressione di quella individualità succitata, supportata solamente (come afferma Michela Nacci ) e non condizionata dalle odierne tecnologie come l’iPod.
Davide Bruzzolo
5B scienze sociali
Liceo delle scienze sociali dell'Istituto Magistrale "Duca degli Abruzzi" di Treviso
Leggendo questo post di Davide, mi è venuto in mente quello che diceva Pier Paolo Pasolini, il famoso intellettuale, regista e poeta ucciso in modo atroce il 2 novembre del 1975: