01 febbraio 2007

Il dibattito è aperto

Condizioni Umane è un blog, cioè un sito che propone dei testi (post) che si possono commentare. Non si tratta di un blog qualsiasi, ma di un laboratorio, pensato essenzialmente per la discussione e l'esercizio del pensiero critico. Ho notato che in classe è difficile avviare una discussione, perché ognuno tende ad avviare discussioni private con il compagno di banco, con il vicino, senza seguire le note regole di conversazione di Grice e il principio di cooperazione.
Gli argomenti di discussione rientreranno in una di queste categorie:
a) argomenti trattati nella lezione di laboratorio;
b) argomenti filosofici (useremo questo blog anche per la verifica delle lezioni in compresenza filosofia/scienze sociali);
c) eventuali altre questioni emerse in classe.
Le discussioni serviranno non a trovare soluzioni, ma per migliorare le vostre capacità di argomentare intorno a problemi socio-culturali e per esprimere in maniera più efficace il vostro pensiero.
Qualche regola:
- Se proponete un argomento e qualcuno lo critica, rispondete alla critica; riproporre l'argomento tale e quale non va bene.
- Se qualcuno interviene sul vostro post, discutete voi stessi il suo intervento; evitate di chiedere al vostro compagno di classe perché ha detto quello che ha detto.
- Discutete sempre e soltanto gli argomenti, evitando ogni considerazione sulla persona che presenta quegli argomenti.
- Evitate i commenti anonimi. La vostra partecipazione e il vostro impegno saranno oggetto di valutazione, per cui per me è importante sapere chi ha scritto cosa. Potete firmarvi con il solo nome, con le iniziali, oppure con un nickname (purché mi diciate che quel nickname è il vostro).
Condizioni Umane non è una cosa mia, ma nostra. Questo vuol dire che potete contribuire come volete: proponendo gli argomenti, scrivendo voi stessi dei testi da discutere...

Questa settimana gli argomenti di discussione sono i seguenti:
A) Compresenza. Ha scritto Robert Nozick: "Lo stato non può usare il suo apparato coercitivo allo scopo di far sì che alcuni cittadini ne aiutino altri, o per proibire alla gente attività per il suo proprio bene e per la sua propria protezione".
Secondo la tesi dell'individualismo libertario, lo Stato deve solo fare in modo che l'individuo possa realizzare i propri progetti di vita. Alla luce di quanto osservato nelle ore di compresenza, proponi la tua riflessione al riguardo.

B) Laboratorio. Il multiculturalismo: è un eccesso di culture (M. Aime) o un concetto "superficiale, se non privo di senso e pericoloso" (H. Kureishi)? Possono convivere più culture in uno stesso spazio? Alla luce dei testi letti in classe e/o da te personalmente proponi una riflessione in merito.

30 commenti:

Anonimo ha detto...

il multiculturalismo non è un concetto,secondo il mio parere le culture possono convivere anche se devono essere rispettate le tradizioni,cioè non dimenticare le proprie origini.
Seguire solo modelli occidentali non è giusto,imporre ai paesi sottosviluppati questi modelli portano l'annullamento delle culture.toffy

Anonimo ha detto...

la globalizzazione,fenomeno economico mondiale a suo malgrado ha portato al multiculturalismo,con internet ad esempio ha avvicinato nazioni lontanissime fra loro, ci ha fatto apprezzare cibi di culture differenti e in un certo senso forse ci ha fatto diventare almeno apparentemente meno "bigotti",aperti rispetto alle altre culture,popoli i quali però,in realtà, ci fanno comodo.
apprezziamo magari il cibo cinese e il sabato sera andiamo con piacere al ristorante,o adoperiamo il take-away,perchè buono ed economico come i vestiti "made in china",le badanti, però quando c'è da parlare di intergazione,permessi di soggiorno o semplicemente di far sentire a casa persone lontane kilometri e kilometri dalla loro famiglia,le cose cambiano e l'immigrato diventa un impostore,che ci ruba il lavoro.
quindi personalmente tutto questo apparente multiculturalismo,che va tanto di moda,mi sembra solo un modo subdolo per sfruttare chi è meno tutelato di noi.
a mio parere più culture possono convivere nello stesso spazio,con un un'educazione realmente multiculturale fin da piccoli l'integrazione e l'accettazione dell'immigrato diventa più semplice,alla condizione però che abbiano gli stessi diritti per evitare che chi,che ha avuto la fortuna di nascere nel lato "ricco del mondo",se ne approfitti delle sfortune altrui. MEG

Anonimo ha detto...

E'giusto che lo stato faccia in modo di poter realizzare i progetti e gli interessi di vita dei singoli individui ma credo che lo stato debba guardare e "agire"di conseguenza pensando prima alla società , è giusto che lo stato tuteli il cittadino in quanto tale cioè facente parte di una società e non come singolo individuo , cosi' rischia di fare solo gli interessi del singolo individuo senza pensare al resto della società....è ciò chesuccede oggi giorno nel nostro paese...
L.B.

Anonimo ha detto...

a mio parere diverse culture difficilmente riescono a convivere senza annulare parte della loro cultura e tradizione,in quanto una etnia prevarica inevitabilmente sull'altra,e quando ciò non accade si giunge allo scontro fisico,alla guerra.
in Italia,ad esempio,un'immigrato,anche se con la cittadinanza da molti anni,viene sempre considerato non -italiano,e parzialmente sempre emarginato.
Dalla loro parte,un pò per colpa nostra un pò per cultura loro,tendono sempre ad ghettizzarsi forse però per cercare di mantenere vive le loro tradizioni. SULY

Anonimo ha detto...

Appartenendo a una di quelle culture che in Italia vengono considerate come assolutamente nazionalista (la cultura veneta) sembrerebbe scontato il mio no al multiculturalismo.
Ma facendo un analisi un pò più profonda ci si può accorgere di come sia necessario al giorno d'oggi un integrazione con le altre culture e quindi come sia importante rapportarsi con loro; sia dal punto di vista lavorativo sia da quello culturale.
Focalizziamoci sul punto di vista lavorativo e facciamo un esempio proprio sull'Italia.
Nel nostro paese (come anche nel resto del mondo...)è importante più che mai il lavoro manuale (muratori, idraulici, artigiani di tutti i tipi).Questi lavori non sono certo i più gettonati dagli italiani che preferiscono stare comodi su una scrivania a dettar ordini piuttosto che riceverli(sfido io...); ma a cosa serve chi dirige se non vi sono operai???
Ecco che in questo caso scendono in campo gli extracomunitari, i veri salvatori della nostra economia e del nostro paese. E' solo grazie a loro se l'Italia va avanti.
E' quindi inutile discutere sul multiculturalismo...se non ci fosse integrazione non vi sarebbe ITALIA.
Anche dal punto di vista culturale non si può dir niente o quasi; c'è chi viene nel nostro paese e accetta di essere una sorta di "ospite" e alla sua cultura mescola la nostra e chi invece viene qui da padrone, detta legge e pretende che noi ci integriamo a loro e non viceversa.
E' ovvio che un atteggiamento così non aiuta certo all'integrazione.
Quindi, e con questo mi rivolgo a tutti (italiani e non), cercare di venire incontro alle esigenze dell'uno e dell'altro può solo che favorire l'integrazione.
In sintesi l'integrare una popolazione non è impossibile, anzi è necessario; basta volerlo.
TOPOLINO

Anonimo ha detto...

Purtoppo ai giorni d'oggi si vive di eccessi e assolutismi culturali dove la convivenza diventa una pura utopia addirittura tra gli abitanti di una stessa nazione.Si fa sempre più evidente il divario tra popoli che viene alimentato da dosi di razzismo quotidiano e sembra assurdo che oggi come oggi, dopo che il mondo ha passato già numerosi genocidi per causa di questa xenofobia, non sia ancora possibile avere in testa un concetto concreto di multiculturalità e convivenza pacifica.Questo è causato anche da una politica monoculturale, dove si tende a rafforzare il concetto di "straniero uguale criminale, clendestino, ecc..." ma la cosa più triste, come già anticipavo prima, è l'estremo conetto di razzismo che porta la gente ad odiare anche connazionali. Un gruppo pugliese scrisse una canzone dove spiegava come mai l'Italia non dovrebba dividersi tramite una metafora:"Ugo era Padano e fu cresciuto a botte di razzismo e odio verso i meridionali. Crescendo l'odio cresceva e volle portare all'estreme conseguenze il concetto di seccessione iniziando ad odiare tutto quello che era sotto...così iniziò ad odiare anche la parte sotto del suo corpo, voleva diventare il primo uomo secesso.Corse in giardino per prendere la moto sega e fece un taglio netto all'atezza dell'ombellico dividendosi finalmente dalla odiata perte di sotto.Un giorno la casa dove vivevano le due metà prese fuoco e mntre l'Ugo del sud era libero di scappare, l'ugo del nord capì che senza la parte sotto non poteva andare da nessuna parte e si abbandonò alle fiamme". Secondo me questa storiella esprime bene le motivazioni per cui una nazione non dovrebbe dividersi per mere divergenze politiche o economiche poichè siamo tutti parte della stessa razza:quella umana.
pSiCA

Anonimo ha detto...

A parer mio al giorno d'oggi ci fa più paura il "saltare per aria" vittime di un attentato, più che scontrarci con ideali diversi dai nostri. Soprattutto perchè non esiste un "Occidente" che si muove in blocco contro quella che è la religione Islamica. Nel nostro occidente ci sono cattolici, protestanti, buddisti, e chi più ne ha più ne metta (soprattutto adesso che vanno di moda le pseudo-religioni alla "Scientology", propugnate più che altro da modelle e star di Hollywood); non c'è coesione di ideologie. Infatti ci scontriamo con ideali molto forti quali la fede musulmana che è caratterizzata da abitudini rigide e forte orgoglio religioso. (da concludere!!!)

Beraldo V.

Anonimo ha detto...

In classe è stato detto che gli integralisti islamici credono ancora in qualcosa a differenza di noi occidentali, i quali "figli di Nietzsche", non crediamo più in niente. I nostri valori sono stati polverizzati assieme alla morte di Dio(valore supremo). Noi stessi l'abbiamo ucciso, l'abbiamo prima inventato e poi soppiantato con valori altrettanto falsi quali il denaro, il sesso, l'edonismo... Secondo me è impossibile avere uno scambio culturale con gli islamici. Noi non vogliamo integrarli, loro non vogliono integrarsi e anzi lottano e arrivano ad uno scontro di civiltà per quanto sono arroccati nella loro posizione. Odiano l'occidente non solo perchè si sentono nel giusto nel credere in hallah e non riescono a tollerare la nostra mancanza di fede, ma anche perchè hanno paura di essere corrotti da questa nostra totale infedeltà. Secondo me inconsciamente loro sono consapevoli che la loro fede è falsa e non ha fondamenti concreti perchè ogni giorno la scienza glielo dimostra con i fatti (anche se loro fanno finta di non vederla). Gli islamici hanno già visto e stentito la verità nichilista occidentale e chiudono ben bene gli occhi e le orecchie per non vederla e sentirla mai più. Racchiudendosi nella loro ignoranza, tradizione, nella loro volontaria arretratezza e nel loro rifiuto del nuovo e della scienza. Esorcizzano il pericolo di perdere l'unica cosa che dà un senso alla loro vita, Dio, e che li spinge, per dimostrare con i fatti la loro fede, anche a sacrificare la propria vita, come fanno i camicazze ad esempio. Pivez1+8

Anonimo ha detto...

Definire il multiculturalismo un concetto senza senso e superficiale è ,al giorno d'oggi ed a mio avviso
inadeguato e inopportuno. La nostra società ,infatti, con l'apertura alle nueve tecniche di mercato porta
inevitabilmente all'incontro e al"contatto" tra culture differenti. Al giorno d'oggi ,infatti, per me il
concetto di multiculturalismo non può più essere visto come una opportunità, evenienza o scelta ma, piuttosto
come una necessità! Non si può pretendere di poter scambiare,comunicare,commerciare con altri paesi ed altre
culture senza poi essere disposti all'incontro e alla convivenza con esse. E' ,però, altrettano essenziale
portare gli individui delle varie società a comprendere e ad accettara questa situazione, senza chiudersi neI
valori circoscritti e propri della loro cultura.
Sicuramente il multiculturalismo,portando a contatto culture diverse, può riservare aspetti negativi e
pericolosi ma non è ,sicuramente, con una mentalità ristretta e chiusa nei nostri valori che questi fenomeni
negativi possono scomparire.
Ci devono essere ,da parte di tutte le culture, posizioni favorevoli che accettano e fanno di tutto per
facilitare il fenomeno del multiculturalismo, esso deve essere visto come un processo di modernizazzione volto
a facilitare la convivenza. Dario L.

Anonimo ha detto...

Molta gente è a conoscenza del significato di multiculturalismo ma pochi sanno in cosa, questo termine, pone le sue origini.
Ciò che ha portato alla nascita questo concetto sono proprio i nostri ideali di tolleranza, uguaglianza, ma soprattutto un accanito interesse nella scoperta di ciò che è al di fuori della nostra realtà sociale e tradizionale.
A questo punto l'idea che ti fai, date tali origini, può risultare piuttosto positiva, poichè arrivi a pensare che le società moderne siano propense nell'accetare "gli altri", la loro cultura,la loro religione e quant'altro.
Purtroppo non è così.
Nella nostra società, mi sembra di capire,che la gente è costantemente legata a tantissimi pregiudizi,molti dei quali tutti generalizzati "al gruppo" senza curarsi che forse,in una società,come nella nostra,vi sono persone differenti,persone che probabilmente hanno principi analoghi ma opinioni(soggettive),differenti da quelle della massa.
Così facendo coloro che entrano a far parte della nostra società ma che purtroppo arrivano da una realtà differente dalla nostra,vengono subito etichettati in base alla provenienza,alla religione e ai propri stili di vita e difficilmente riescono a venirne fuori da questo tunnel di pregiudizi lungo una vita intera!!!


23giugno

Anonimo ha detto...

..."Dovremmo chiederci se la nostra dedizione estrema al lavoro e al piacere materiale sia davvero l'unico modo di vivere, ci avvertono che abbiamo venduto l'anima in cambio della libertà di fare shopping e di scopare quando e come ci piace...". Io credo che questo pensiero sia uno dei modi migliori per esprimere e definire quella che oggi è divenuta la cultura occiddentale, una cultura che ignora i valori su cui un tempo invece si basava la società, una cultura che ripone nel lavoro gran parte delle aspirazioni degli obiettivi, una cultura che si sente appagata dai beni materiali...un Occidente, come dice l'articolo, che ha difficoltà ad accettare l'idea del sacrificio. Soprattuttoo nell'ultimo periodo, noi tutti abbiamo modo di assistere ad una netta divisione, marcata, quasi alimentata dal disprezzo, tra cultura Occidentale e Orientale. Una rottura che da sempre cè, ma ora probabilmente le persone cominciano a prenderne coscienza, e dinenirne consapevoli. ..." Quello che viene represso prima o poi ritorna: si è scatenato un nuovo e violento razzismo sotto forma di discriminazione religiosa...", infatti è proprio di questo che si tratta, bensì di una rottura tra religione Islamica e Cristana. L' Oriente ha sempre avuto fin troppi valori costrittivi, restrittivi, l'Oriente sotto questo punto di vista ne ha avuti e ne ha tutt'ora troppo pochi. La differenza è che un musulmano è disposto ad uccidersi e sacrificare la propria vita per i propri ideali e convinzioni, un cristiano no... E forse è proprio questo che inizia ad avere un peso troppo grande sulla coscienza.

lolly

Anonimo ha detto...

Il multiculturalismo è sicuramente un fenomeno positivo.Il fatto che piu' culture possano convivere assieme non solo civilmente ma anche e soprattutto in armonia e positività non deve essere considerata un'utopia,dobbiamo pensare che sia così e fare di tutto perchè questo avvenga dalle piccole cose che accadono giornalmente e che abbiamo a che fare ogni giorno.Liberare le nostre menti da stupidi ed infondati pregiudizi e stereotipi impparando la convivenza e l armonia con le altre culture e tradizioni , rispettandole e da cui poter imparare anche qualcosa...trovo che il contatto e il confronto con culture diverse dalla nostra sia molto interessante e aiuti le nostre menti a spaziare di più e ad essere più aperte.L.B.

Anonimo ha detto...

Secondo il mio punto di vista, nell'articolo che abbiamo letto in classe di H.Kureishi,si presenta la nostra società moderna in modo realistico.
Sono d'accordo quando si parla di un occidente "nichilista" perchè oggigiorno i valori vanno scomparendo, non si hanno più dei punti di riferimento stabili e le persone si sentono in un certo senso "smarrite" a causa anche della presenza di persone di diversa cultura..Come afferma Kureishi: "Viviamo in un paese soggetto a una sorvoglianza quasi totale, ma lo sguardo che ci controlla è indifferente o ostile: l' individualismo estremo ci ha completamente isolati l'uno dall'altro.
Le persone infatti secondo me non si sentono più sicure di nulla e cercano una giustificazione a questa insicurezza nella parte della società rappresentata dagli immigrati e dalle persone di divera cultura perchè talvolta è la società stessa che definisce gli immigrati con forti accenti negativi poichè tutti i mali deriverebbero dalla presenza degli stranieri.
Penso infatti che molti individui non accetino la persona straniera entare nel "proprio Stato" poichè hanno paura del confronto e talvolta anche del dialogo con l'altro. Questo capita perchè la vita di queste persone è organizzata su scopi e obiettivi che non coincidono con la nostra concezione di vita. La cosa che mi stupisce è che la maggior parte di questi contrasti sorgono specialmente dalla Religione. I musulmani sembrano rifiutare le nostre tradizioni e modi di vivere perchè secondo la loro visione del mondo, gli occidentali non sono rispettosi; a differenza di essi, che proiettano la loro vita intorno alla moschea, alla famiglia, al libro, all' obbedienza, all' idea di essere buoni..
Secondo il mio punto di vista nelle società in cui ci sono queste tradizioni stabili e "irreversibili", che vengono tramandate di generazione in generazione anche dall' età infantile, si rischia di non avere una mentalità aperta, ma sicuramente chiusa. Un esempio lampante di questa mia idea è giustificata da un episodio drammatico,avvenuto nell' estate 2006 in cui un padre musulmano ha ucciso(sgozzato)sua figlia perchè voleva sposarsi con un uomo italiano e dunque condurre una vita non orientata ai principi e agli obblighi che le erano stati imposti. Questo mi fa capire come le persone musulmane non hanno limiti e pudore quando si tratta di sottolineare quello in cui credono. A differenza di noi occidentali che non siamo influenzati così duramente dalla religione. Per questo motivo si ha paura nei confronti di questi popoli che sono disposti ad uccidere e a suicidarsi per i pripri ideali. (..da concludere..) Rita N.

Anonimo ha detto...

Nella nostra società, attualmente, convivono moltissime culture diverse; persone che nonostante la diversa religione, le diverse tradizioni e i differenti modi di vivere hanno il comune solo il fatto di risiedere nello stesso Paese.
A mio modesto parere sono dell' idea che il fenomeno del multiculturalismo non sia del tutto negativo come molti affermano,questo perchè ogni persona di cultura diversa vivendo a stretto contatto con altre ha modo di confrontarsi,conoscere e far conoscere i tratti caratteristici della propria cultura , che si possono condividere o meno.Credo che in uno stesso spazio possano convivere più culture purchè ci sia rispetto reciproco e non si cerchi di abolire le credenze e le tradizioni a cui un Paese è legato da secoli. Dicendo questo mi riferisco ai molti casi di cui si è molto parlato e, di cui ancora si parla riguardanti l'abolizione ad esempio dei crocifissi nelle aule per volere dei rappresentanti del mondo islamico che non lo ritenevano giusto perchè discriminante....a questo punto ,a mio parere sorge una contraddizione... ovvero mi chiedo: nonostante si parli di desiderio di fondere culture che hanno in comune pressochè nulla, è evidente il fatto che il popolo islamico benchè manifesti interesse nell 'integrarsi non accetta i valori a cui il popolo italiano è legato da sempre e non li rispetta . Se si continua così sono dell' idea che non si arriverà mai ad un punto d incontro tra le due culture,secondo me è solo una questione, ribadisco di rispetto e di accettazione dell altro
(da finire)

elisabetta

Anonimo ha detto...

Il multiculturalismo è al giorno d'oggi grande tema di dibattito e scontro politico. Tutti sono spaventati da ciò e non vorrebbero aver nulla a che fare con tutto questo , ma non si sono ancora resi conto che siamo già immersi in questa realtà multiculturale. Il multiculturalismo lo possiamo trovare ovunque, non ce ne rendiamo conto ma sfumature o accenni di altre culture, più o meno lontane, hanno raggiunto la nostra società e con essa si stanno fondendo. certi aspetti sono diventati ormai della nostra cultura ma non ce ne rendiamo neanche conto quindi tutti i problemi che si pongono i politici ed i grandi contestatori di questa realtà sono vani ...quindi alla domanda "se possono convivere più culture nello stesso spazio " è ovvio che la risposta è si. sta tutto alle persone che vivono in questa "situazione" di multiculturalismo a rendere la convivenza pacifica e non ostica. ciò nonostante sono sempre molti gli episodi di cronaca che ci riportano nella realtà di questa società : chiusa e convinta nel voler affermare la propria superiorità.Ad ogni modo voler pensare che il multiculturalismo sia un eccesso di culture o ancora peggio un concetto privo di senso è sbagliato , sempre a parer mio, perchè per essere privo di senso non dovrebbe portare a niente ma, x chi non l'avesse ancora notato, il multiculturalismo ha portato enormi ricchezze( non solo di carattere economico) a tutti quelle società interessate da questo fenomeno quidi vorrei concludere dicendo che il multiculturalismo è in sè una richezza e non va sprecata.
marco g.b.

Anonimo ha detto...

Se i miei vicini di casa invece di essere autoctoni padani fossero stati egiziani di religione Islamica,quali sarebbero stati i nostri rapporti dopo gli episodi dell'11 Settembre?li avrei visti ancora come simpatici vicini o come potenziali terroristici?Dopo la strage dell'11 Settembre i mezzi di comunicazione di massa e i politici per cercare una motivazione razionale alla strage diedero adito ad un dibattito internazionale in cui si parlava di scontro di civiltà e Islam terrorista.Si è venuta a creare una dicotomia tra oriente terrorista e occidente vittima di questo terrorismo autorizzato a difendersi con qualsiasi mezzo.Le informazioni che ci offrono mass media e politici riguardo allo scontro tra oriente e occidente, sono veramente plausibili o bisogna vedere e valutare il problema alla radice?Per rispondere a questa domanda si deve evitare ogni tipo di generalizzazione,a cominciare dal fatto che non tutti i mussulmani sono terroristi perchè molti di loro hanno i nostri stessi bisogni:"un'istruzione libera e soddisfacente per i loro figli,un livello di vita migliore,più opportunità di lavoro,una buona assistenza sanitaria,una casa e la pensione(Kureishi).Tuttavia è in dubbio che agli occhi di un occidentale il gesto di un kamicaze sia un gesto di pura pazzia suicida e omicida in nome di un Dio in cui credere. A sua volta però è evidente che non tutti i mussulmani sono fondamentalisti, che non tutti gli occidentali sono superficiali:"cocainomadi,obesi,ossessionati dal sesso".Probabilmente no è solo l'occidente a generalizzare sull'oriente,ma credo che la cosa sia reciproca.Dal mio punto di vista in tutte le discussioni radicali che hanno visto scontrarsi oriente contro occidente c'è un fondo di verità:la religione e la cultura Islamica non possono convivere con la religione e le credenze occidentali.Infatti la nostra credenza è scandita da celebrazioni religiose(Natale,Pasqua,cresima,matrimonio,battesimo)modi di pensare,stili di vita,tradizioni,usi e costumi che sono inconciliabili con quelle mussulmane.

Anonimo ha detto...

il messaggio precedente è stato scritto da Elena B.

Anonimo ha detto...

Il multiculturalismo non è un eccesso di culture o un concetto superficiale,anzi è uno dei pochssimi termini, se non l'unico che descive perfettamente quello che è il mondo in cui viviamo, dove una moltitudine di culture convivono, mio malgrado, non troppo pacificamente.
Alla domanda.. possono convivere più culture in uno in uno stesso spazio.. rispondo di si, ed il mio è un si convinto, non vedo il motivo per cui le persone non siano in grado di tollerare, ma soprattutto rispettare le idee di un individuo culturalmente diverso anche se riconosco che al giorno d'oggi è proprio così.
Basta salire in un treno per rendersene conto.. faccio un esempio.. quando la carrozza è piena di gente, l'unico posto libero è quello vicino ad un extra comunitario, percè viene quasi sempre preso per ultimo, al costo di sedersi accanto ad un uomo italiano che russa fastidiosamete o ad una ragazza che masticando una gomma da masticare fa rumore con la saliva e questo perchè? perchè il ragazzo o la ragazza extra comunitaria aveva la pelle di una tonalità più scura. Credo che quello che sta succedendo in italia in questi anni, ed intendo i milioni di cinesi che aprono bar ristoranti e negozi in questo paese.. serva da lezione.. ormai la gente si sta abituando, i cinesi non sono quasi pù visti come una minaccia, i loro ristoranti sono sempre più frequentati, eppure, fino a poco tempo fa erano visti come una vera e propria disgrazia.
Trovo poi importante sottolineare che nessun popolo rasenta la perfezione e a mio parere, se in un domani che spero non sia troppo lontano tutti i popoli vivessero in armonia, e le razze si mischiassero,( e con loro le culture, il colore della pelle, i modi di vivere,e le religioni), si vivrebbe in un mondo migliore, e si creerebbe un unica grande cultura con le sue tradizioni, allora si che si potrebbe parlare di un genere umano perfetto. dovrebbe essere un po' come gli ufo... che nella mia mente li immagino tutti verdi con le antennine.. e non uno giallo uno rosso uno nero e così via..
Alessia

Anonimo ha detto...

Secondo il mio punto di vista in uno stesso spazio possono convivere più culture; è quello a cui stiamo assistendo oggi e che ci pone di fronte a molti interrogativi, tra i quali quello di chiederci se siamo disposti ad accettare, nel vero senso della parola, culture divrse dalla nostra, con stili di vita completamente diversi; culture diverse che hanno creato identità diverse,con valori diversi e che si scontrano con i nostri. Molti di noi non accettano il confronto con queste culture, nascondendosi dietro il concetto di "diversità", considerando queste persone estranee alla nostra vita quotidiana, come qualcosa da evitare, da tenere a distanza. Il diverso diventa qualcosa da temere, e non qualcosa con cui confrontarsi per arricchirsi a livello culturale. Conoscere l'altro, la sua cultura, interessandosi sinceramente, essere curiosi di scoprire il suo mondo, che è un mondo lontano dal nostro, ma non per questo da evitare. (Da finire)...
Gloria D.

Anonimo ha detto...

A parer mio al giorno d'oggi ci fa più paura il "saltare per aria" vittime di un attentato, più che scontrarci con ideali diversi dai nostri. Soprattutto perchè non esiste un "Occidente" che si muove in blocco contro quella che è la religione Islamica. Nel nostro occidente ci sono cattolici, protestanti, buddisti, e chi più ne ha più ne metta (soprattutto adesso che vanno di moda le pseudo-religioni alla "Scientology", propugnate più che altro da modelle e star di Hollywood); non c'è coesione di ideologie. Infatti ci scontriamo con ideali molto forti quali la fede musulmana che è caratterizzata da abitudini rigide e forte orgoglio religioso. Inutile parlare di scontri di idee, qui c’è un vero e proprio scontro quotidiano.
Mi spiego meglio: da quando la Televisione, i giornali, la radio e internet ci hanno mostrato immagini di kamikaze che si uccidono (e uccidono) per un ideale, abbiamo avuto paura. È nata in noi una fobia che pian piano ha alimentato la xenofobia. Siamo timorosi ad andare a prendere l’aereo, di stare in luoghi molto affollati (e frequentati da stranieri), di andare in metrò o andare a fare un viaggio all’estero (visti tutti gli attentati…). Come facciamo a parlare di incontro fra culture, quando gli stessi media ci danno dei motivi per dubitare perfino del nostro vicino di casa? Non riusciamo più a guardare al prossimo senza angoscia perché la nostra testa è piena di dubbi, ansie e, come dicevo poc’anzi, di paure. L’incontro quotidiano con persone di altre culture è inevitabile e proprio per questo bisognerebbe attenuare tali preoccupazioni, ma la vedo dura visto il clima psicologico che si è creato.
È bello pensare che siamo tutti uguali nonostante credi, abitudini, stili di vita diversi ma finchè esistono queste paure, l’uguaglianza di fatto resta un’utopia.
Infatti mi trovo d’accordo con chi dice che convivenza fra culture non significa “accettare l’altro finchè non invade il nostro spazio vitale”, perché questo è rifiuto.
All’inizio dell’anno scolastico abbiamo letto un articolo di John Lloyd che riportava i risultati di una ricerca attuata negli Stati Uniti, per cui “gli americani (e per estensione tutti gli altri cittadini di stati agiati) non investono più tempo e sforzi nell’associarsi, ma si allontanano sempre più, ritraendosi nell’attività privata”. Io sono d’accordo perché non possiamo dire di associarci liberamente con gli altri. Non viviamo più in villaggi dove tutti si conoscono, siamo ormai tutti cittadini del mondo, volendo possiamo comunicare con nazioni lontane restando a casa nostra, ignorando completamente l’identità di persone con cui abbiamo a che fare ogni giorno. Sono comunque esiti inevitabili delle varie immigrazioni che si sono susseguite negli anni (non solo in Italia, ovviamente). Di sbagliato c’è solo l’atteggiamento delle persone: xenofobia, razzismo, paura. E la colpa, alla fin fine, è dei media e del potere che hanno su di noi.
Bisognerebbe che tutti si rendessero conto che non tutti gli stranieri sono “pericolosi”, come non tutti gli occidentali sono discriminanti. Generalizzare è sbagliato, ma lo è ancora di più ignorare il problema!

Beraldo V.

Laboratorio di Ricerche Sociali ha detto...

Provo a riassumere le tesi emerse relativamente alla piattaforma di discussione “multiculturalismo” (sugli argomenti di compresenza è venuto fuori un solo post).
1) posizione hobbesiana o dello scontro di civiltà: le culture non convivono affatto facilmente, non si integrano e anzi se possono entrano in conflitto. Gli argomenti utilizzati sono stati che “noi non vogliamo integrarli [gli islamici], loro non vogliono integrarsi e anzi lottano e arrivano a uno scontro di civiltà per quanto sono arroccati nella loro posizione” (Pivez1+8), le culture non riescono a convivere “senza annullare parte della loro cultura e tradizione, in quanto una etnia prevarica inevitabilmente sull’altra, e quando ciò non accade si giunge allo scontro fisico, alla guerra” (Suly). La tesi dello scontro di civiltà è stata sostenuta dal politologo statunitense Samuel Huntington (The Clash of Civilizations, 1996, trad. it. Lo scontro delle civiltà, 2000) ed è stata divulgata (e talvolta anche, dopo l’11 settembre, forzata) da vari opinionisti italiani come ad es. O. Fallaci. La sua idea è che nel mondo contemporaneo il conflitto non dipende dall’economia (tesi marxista) né dalla politica ma dalla cultura. Quindi nel futuro le guerre non avranno una giustificazione economica (i mercati, il petrolio ecc.), ma essenzialmente culturale e, soprattutto, religiosa.
2) multiculturalismo senza se e senza ma: è la posizione cui si riferiscono a mio avviso la maggior parte dei post, fra i quali spiccano quelli di marco g.b., Dario L., pSiCA, 23giugno, L.B., Alessia, Gloria D.): il multiculturalismo non è un eccesso di culture ma è l’unico concetto “che descrive perfettamente quello che è il mondo in cui viviamo”, se ci fosse un mescolamento dei popoli (meglio dire così anziché parlare di “razze”) “si vivrebbe in un mondo migliore, e si creerebbe un’unica grande cultura” (Alessia). Ci sono tratti di utopismo (si badi che utopia per me è un termine positivo, niente affatto dispregiativo) in questo e in altri post, come in quello di chi scrive che bisogna “conoscere l’altro, la sua cultura, interessandosi sinceramente, essere curiosi di scoprire il suo mondo, che è un mondo lontano dal nostro, ma non per questo da evitare” (Gloria D.). C’è chi si chiede come mai “non sia ancora possibile avere in testa un concetto concreto di multiculturalità e di convivenza pacifica” (pSiCA): qui purtroppo la risposta è facile:
- attentato dell’11 settembre 2001 alle Twin Towers di New York, al volo United Airlines 93 e al Pentagono: oltre 3.000 morti e un numero imprecisato di feriti;
- stazione ferroviaria di Atocha a Madrid, 11 marzo 2004: 191 morti e 2057 feriti;
- metropolitana di Londra, 7 luglio 2005: 52 morti e 700 feriti;
- centro turistico di Sharm-el-Sheikh, Egitto, 23 luglio 2005: 90 morti e 150 feriti;
- treni di linea della Western Railway, a Mumbai, India, 11 luglio 2006: 190 morti e 714 feriti.
Organizzazioni legate al fondamentalismo islamico o direttamente ad Al Qaeda hanno sempre rivendicato questi attacchi.
3) convivenze difficili, ovvero: multiculturalismo critico: le tesi qui oscillano fra l’idea per cui il multiculturalismo è diventato un’ideologia di sostegno, come afferma Breton a proposito della comunicazione (mi pare sia questa l’idea sostenuta da Meg, per la quale “”questo apparente multiculturalismo, che va tanto di moda, mi sembra solo un modo subdolo per sfruttare chi è meno tutelato di noi”), all’idea per cui il multiculturalismo che pur essendo in sé e per sé un fatto positivo, pone nondimeno seri problemi di convivenza, soprattutto o perché la cultura islamica mal volentieri si assimila ai nostri valori e tradizioni (Rita N., lolly, Elena B., elisabetta) oppure perché c’è sempre il rischio dell’assimilazione e quindi della perdita dell’identità culturale (toffy). Infine c’è anche chi nota come quello che chiamiamo “Occidente” non sia affatto un blocco compatto e unito, “non c’è coesione di ideologie” (Beraldo V.). Forse lo stesso si dovrebbe dire del mondo orientale in generale ma anche di quello islamico (difficile che un iraniano senta di avere molto in comune con un arabo giordano o un egiziano con un palestinese...). Certo, l’elemento unificante sembra essere la religione, ma al di là di taluni aspetti molto gonfiati dai mass media (il caso di Adel Smith, che pure è cittadino italiano a pieno titolo, figlio di padre italiano e madre egiziana, che pretende la rimozione del crocefisso nell’aula scolastica in cui fa lezione suo figlio o il caso della scuola egiziana di via Quaranta a Milano), va detto che non possiamo reagire alle provocazioni tradizionaliste con altro tradizionalismo. Semplicemente perché la nostra cultura non è più, e non può più permettersi di essere, tradizionalista. Viviamo in un mondo laico, secolarizzato, relativista, scettico, edonista e consumista. Vogliamo la tradizione, i valori, la comunità? Smettiamo di andare a fare shopping e di guardare la televisione, di usare l’automobile e l’aereo, di navigare su internet e di comprare videofonini per filmare scemenze da caricare su YouTube.
4) modello utilitaristico o dell’assimilazione: integrati, che ci fai comodo e fai andare l’economia a gonfie vele: riassumo così la tesi di Topolino (sic) il quale, pur identificandosi in una cultura “assolutamente nazionalistica (la cultura veneta)”, afferma che “gli extracomunitari [sono] i veri salvatori della nostra economia e del nostro paese. E’ solo grazie a loro se l’Italia va avanti”. Una domanda: ma il Veneto è una nazione? Siamo sicuri che non sia anch’esso una somma di localismi (vedi il grande amore che c’è tra veronesi e vicentini, e non solo alle partite di calcio...)? E siamo sicuri che l’integrazione “basta volerla”, che è solo una questione di buona volontà da una parte o dall’altra?

il prof

Rita N. ha detto...

Secondo il mio punto di vista nella nostra società ci sono molte persone che vedono gli immigrati come ospiti temporanei, irrimediabilmente diversi e non inseribili nella comunità. In sostanza in questi individui vige l'idea per cui lo straniero non sarà mai visto "come noi". Partendo dal presupposto che l'identità sia soggettiva cioè l'insieme delle mie caratteristiche come io le intendo si arriva però a riflettere sul fatto che la costruzione di un' identità non è un processo solo individuale, ma anche collettivo; in sostanza secondo il mio punto di vista ci deve essere l' apertura alle molteplicità di identita. A questo proposito racconto una mia esperienza molto simile al film "L'Appartamento Spagnolo":
- Nell' aprile 2006 sono andata a Londra, ospite da una mia cugina canadese che viveva in un appartamento con una sua amica, sempre canadese e due ragazzi islamici. Ho avuto da subito modo di comunicare con tutti senza nessun tipo di problema; anzi, è stato molto interessante e piacevole il confronto e le chiacchierate rispetto alle abitudini di vita talvolta differenti. Ho capito molte cose della cultura islamica, i due ragazzi mi hanno fatto vedere delle foto dei posti dove vivono nel loro paese d’origine, sono molto legati alla loro terra; mi hanno detto come sono i rapporti sociali tra le persone e una cosa che mi ha colpito particolarmente è quando sono riuscita a cogliere dai loro discorsi come la donna comunque non sia sullo stesso piano dell’ uomo cioè per come la penso io in qualche modo sottomessa. Abbiamo anche parlato riguardo il fatto che la donna sia obbligata a indossare il velo, talvolta anche nelle fotografie; in questa conversazione si sono infatti riscontrati molteplici punti di vista. -
Ho voluto descrivere questa mia esperienza per far capire come secondo me l'Altro ossia l'individuo non occidentale possa arrichirci talvolta più di quanto si possa pensare. Con questo non voglio dire che le cose siano sempre positive perchè è inevitabile che alle volte non ci si trovi in accordo con delle idee e soprattutto con delle tradizioni ormai consolidate, ma questo non significa essere sempre negativo; forse in questo modo ci appaiono più chiare molte cose..riconosco il fatto che bisogna avere l’occasione di comunicare con persone di cultura diversa, ma secondo me non è così impossibile e difficile come si pensa.
Poi c'è un'altra cosa da dire, secondo me di un'importanza fondamentale: nel mondo musulmano la Religione e le Leggi dello “Stato” sono fuse insieme, anzi quasi non c’è lo Stato con le sue leggi, c'è il Corano, punto. Mentre nell'Occidente le leggi sono le leggi e la religione è la religione..(anche se negli ultimi tempi non è proprio così perchè la Chiesa cerca sempre e comunque di interferire nelle decisioni dello Stato, ma sicuramente non viviamo in un paese come quello musulmano).
Sono rimasta impressionata quando pochi giorni fa ho visto come nelle scuole musulmane, fin dall'asilo, insegnano ai bambini a disegnare fucili, pistole, bombe.. Questo mi fa capire come le credenze e la cultura vengano tramandate in modo secondo me da "plagiare", "suggestionare" sempre di più il prossimo in modo che non possa più essere libero di pensare.
Sucessivamente ho visto un'intervista a due ragazze musulmane di undici anni: il giornalista chiedeva cosa ne pensavano del loro coetaneo che si è ucciso a quindici anni per la comunità, ma specialmente per aspirare l'ascesa in paradio..Le ragazze hanno risposto con molta tranquillità dicendo che è una cosa stupenda morire per andare in paradiso dove c'è un mondo migliore di quello dove si trovano ora.
A questo punto mi rendo conto di come la popolazione musulmana sia in gran parte unita e coesa quando si tratta di riaffermare le proprie credenze; nello stesso tempo però rifletto sul fatto che queste convinzioni derivanti dalla Religione vengono tramadate in modo incessante nelle menti dei giovani i quali non hanno più la possibilità di pensare con la propria testa. Concludo chiedendomi..ma le autorità della religione musulmana che influenzano in questo modo le altre persone fedeli, si farebbero mai saltare in aria per gli ideali che predicano?...
Rita N.

Anonimo ha detto...

In base a quanto abbiamo letto e commentato in classe riguardo alla tematica del multiculturalismo,mi sento in dovere di esprimere alcune valutazioni.Ogni società multietnica è regolata da un sottile equilibrio.Tale equilibrio è molto facile che cada poichè alcune culture tendono per natura a ricoscersi superiori ad altre.
In base a fatti recenti si è riscontrato che in molte società, soprattutto occidentali,l'equilibrio tende a cadere attraverso due modi:il razzismo e l'emarginazione.
Attraverso il razzismo alcuni gruppi culturali si riconoscono superiri ad altri non soltanto dal punto di vista culturale,ma anche dal punto di vista biologico!
Con tale tipo di affermazione culturale si cade inevitabilmente nell'ignoranza e nella presunzione che un popolo sia migliore di un altro.
Per quanto riguarda l'emarginazione,la questione diventa più complicata.
Le persone che vengono riconosciute come "diverse",vengono accettate in modo "passivo" poichè da una parte non creano problemi perchè vengono riconosciuti come separati dalla nostra vita.Da un altro punto di vista i " diversi" non creano problemi fin quando essi non vengono ad intaccare la nostra cultura.Ora riferendomi ai fatti più recenti lo scontro di civiltà che si protae da diverso tempo è quello fra la nostra cultura occidentale e la cultura orientale.
Le culture orientali , soprattutto quelle di matrice islamiche che vengono ospitate nel nostro paese , vogliono che a esse vengano riconosciute maggiori diritti.I casi più rilevanti sono quelli dell'insegnamento della loro lingua madre nelle nostre scuole o la cosrtuzioni di moschee.
Non voglio dire che tutte queste richieste siano sbagliate ma il fatto è che essendo culture "ospiti" cioè quando entrano nello Stato Italiano,tali culture si dichiarano disposte a ricoscere le le leggi e le norme del nostro paese senza chiedere troppo.
Il fatto è che vorrei vedere se degli occidentali emigrano in un Stato islamico e quest'ultimo gli riconosce di costruire una chiesa...
Occidente e oriente sono uno lo specchio dell'altro,uno vede nell'atro ciò che non gli piace ma continuano a vivere in simbiosi come se niente fosse.
Allora ci sarà mai uno scambio fra culture se agiamo in questo modo?
Si creerà davvero una società multiculturale? FEDERICO ARNOTTI

Gio ha detto...

Multiculturalismo...parola che spesso spaventa,che crea paure.Il fatto che l'altro possa contaminarmi,che mi possa sotrarre qualcosa,la paura folle di perdere la propria identità che fino a quel momento era tenuta in un cassetto sottochiave...ci siamo ricordati tutti della nostra identità solo quando ci sembrava di perderderla...secondo me
più culture possono convivere,possono tollerarsi ma solo se c'è un presupposto comune,uno stesso ideale...la tolleranza.Tolleranza dei difetti dell'altro,delle sue stranezze delle sue manie,e non sto pensando a grandi stati dove convivono diverse popolazione completamente diverse...penso a qualcosa di molto più piccolo penso alla nostra classe che in un certo senso è un piccolo Stato.
Persone diverse,con abitudini diverse e che spesso e volentieri si scontrano per vere e proprie banalità.In fondo ognuno di noi ha la sua cultura,il suo bagaglio personale differente da tutti gli altri...anche noi nel nostro insiene siamo MULTICULTURALI.La mia domanda però è molto semplice:se non riusciamo noi come piccolo gruppo classe ad interagire e ad "integrarci" come pretendiamo che possa essere fatto tra cristiani e mussulmani per esempio?

Elisa B. ha detto...

Il multiculturalismo è un fenomeno diffusissimo all'interno delle società odierne tanto da essere oggetto di studio nel campo sociologico.Ma la convivenza di più culture può esistere in una società?Risultati del tutto negativi sono stati ricavati da una ricerca dello scienziato politico Putman il quale dichiara il fallimento del melting pot,della multietnicità ,il crogiolo di etnie che si mescolano in una società porta inevitabilmente a scontri morali e fisici.L'odio e i pregiudizi fanno da padroni nei sentimenti delle persone .Il politologo americano afferma che una soluzione possibile sia riscontrabile nell'attivismo dei governi grazie ai quali le cose possono decisamente cambiare.Secondo il percorso di studi di scienze sociali che stiamo portando a termine ci può insegnare che il rispetto per altre culture inizia proprio dal nostro comportamento quotidiano.Nel linguaggio comune per cultura si intende un patrimonio intellettuale (di rilievo)per l'individuo e per la colletività.Nelle scienze sociali invece la cultura ha un duplice significato:può essere inteso come un complesso di conoscenze,convinzioni e comportamenti della gente di un popolo che è così considerato una tradizone e una società. Oppure per cultura si intendono tutte le informazioni create nella vita sociale e tramendate alle generazioni successive.Lo studio delle produzioni culturali umane ci aiuta a sviluppare un'autoconsapevolezza che ci abitua a non dare per scontata un'altra cultura poichè dinnanzi a una religione ad esempio abbiamo l'impressione di sapere di cosa si tratta ,mentre le scienze sociali ci invitano a riflettere svelandoci un mondo che non immaginavamo.Lo studio della cultura ci mette di fronte a un fenomeno universale che coinvolge moltissime persone a seconda del contesto storico-sociale.Tramite la conoscenza si impara così a considerare le ideologie culturali ora in un'ottica ora in un'altra integrando le due prospettive.Solo così secondo il mio punto di vista possiamo essere più consapevoli della nostra natura di esseri umani e più capaci di rapportarsi ad altre culture.
Basso Elisa

betta ha detto...

(continuazione)..e sino al momento in cui i diversi popoli delle diverse culture e religioni non avranno imparato a rispettarsi fra di loro non ci potrà mai essere quella "fusione" che tutti aspirano a realizzare. Il punto fondamentale secondo il mio parere ,ribadisco, è l ACCETTAZIONE reciproca dei valori tra i popoli,solo in questo modo a mio parere si potranno avere dei risultati.

Anonimo ha detto...

Multiculturalismo...parola che a qualcuno fa paura,a qualcuno fa sorridere,ad altri fa ribrezzo.
Ne parliamo,e ne sentiamo parlare ogni giorno....multiculturalismo, identità,globalizzazione termini che
sono spesso collegati a razzismo,odio,discriminazione.
In Italia negli ultimi anni sono arrivate ondate di extracomunitari,di diverse nazionalità ma soprattutto di diverse religioni.
Ed è proprio questo che mi spaventa,non uno scontro di civiltà ma uno scontro di religioni nascosto da un ipotetico scontro di civiltà.
Purtroppo è questo che io vedo.
Nella nostra bella Pianura Padana una delle frasi che si sente più spesso è "Tutti i mussulmani.." oppure ,ancora meglio,"Tutti i talebani che vengono qua a spese nostre...".E così si generalizza.
Vengono attribuite delle etichette che cercano di fermare una realtà sempre più sfuggente,non riconoscono la pluralità delle nostre identità.Esempio:un ragazzo può essere musulmano,italiano,tifoso juventino,di famiglia laica,appassionato di computer ecc ecc....quello che voglio dire è che nessuno di noi è una cosa sola,siamo una pluralità di cose che messe assieme danno la singola persona.Per questo questo scontro religioso mi spaventa,perchè ci si ferma solo su un aspetto senza approfondire un po'...
Il ragazzo di cui ho scritto sopra è tanto diverso da un coetaneo che ha le stesse passioni e gli stessi interessi ma che magari e cattolico?E' diverso solo perchè effettivamente entrambi sono nati su suolo italiano e sono di famiglia italiana ma credono in un Dio che non ha lo stesso nome?Penso che questo "caso" farebbe meno paura perchè il ragazzo in questione è italiano è vive da occidentale..ma non dobbiamo dimenticare che anche i terroristi che hanno colpito alla metropolitana di Londra erano a tutti gli effetti inglesi,e vivevano in Gran Bretagna da alcune generazioni.
Credo che sia molto più facile avere paura del cosidetto diverso e chiudersi nel proprio guscio che cercare un punto di dialogo e di scambio.
Parlando di multiculturalismo si deve parlare di valori,valori di una popolazione,di una comunità.
Noi italiani parliamo tanto di salvaguardare i nostri valori,le nostre tradizioni tutto quello che sono le nostre radici per poterci proiettare con una cultura solida nel resto del mondo (e fin qui sono assolutamente daccordo)....ma poi ci perdiamo davanti al Grande fratello... e allora se questi sono i valori che il mondo occidentale vuole affermare e inculcare,scusatemi ma non so se voglio condividerli. Gioia

Anonimo ha detto...

Multiculturalismo più che un concetto è un'ideale sociale,o un aspirazione per cui tutte le culture dovrebbero riuscire a convivere assieme nel reciproco rispetto,senza nessun dominio ed esercizio di potere di una cultura sull'altra.
In una società multiculturale le varie culture devono accettare e riconoscere le differenze,spesso anche abissali,che esistono tra le etnie e,cosa fondamentale,non devono cambiare o conformarsi tra loro.
E' giusto mantenere le differenze culturali tra i vari gruppi etnici senza cambiarle per le altre.
Credo che il multiculturalismo sia proprio la capacità di mantenere invariate le proprie culture e tradizioni pur convivendo con etnie diverse dalla nostra.
Nelle società multiculturali non dovrebbe esserci una cultura che predomina sulle altre e,discriminazione ed emarginazione in base a diverse culture o religioni sono impensabili perchè tutti convivono con tutti in maniera civile.Sinceramente non mi sembra di vivere in una società tale,credo che ancora oggi molti pregiudizi e stereotipi non siano ancora superati, anzi purtroppo sono ancora radicati.Sicuramente riuscire a far convivere molte culture ed etnie differenti,specialmente se diverse in tutti gli ambiti,è difficile ma non credo sia impossibile. Loredana B.

Anonimo ha detto...

E' vero:l'occidente è vuoto per quanto riguarda valori morali e in buona parte anche religiosi,come è vero che il consumismo è "basato sull'insoddisfazione e sull'avidità" e che siamo molto più concentrati su ciò che abbiamo o che vorremmo avere,su ciò che mostriamo e talvolta ostentiamo,ma è un situazione che abbiamo scelto. Da 19enne occidentale non mi vergogno nè di dirmi contenta dell'entusiasmo e del piacere che mi danno i superficiali a frivoli piaceri della società consumistica,nè di ammettere i miei dubbi su molte questioni importanti,di natura etica,politica,religiosa.
Ritengo che rendendosi conto di questa situazione,si possa maturare la capacità di scegliere i veri valori con cui orientarci in un mondo pieno di possibilità:sta tutto nel lasciare le persone libere di decidere e questo la società musulmana non lo permette. Penso che sia questo fondamentalmente ciò che non si riesce ad accettare:l’impossibilità di scegliere e decidere che questa cultura diversa da quella occidentale impone ai suoi appartenenti…senza però rendersi conto che tale impossibilità è data anche dalle influenze della nostra società(islam è sottomesso agli obblighi religiosi,l’occidente a quelli consumistici e d’apparenza?)

michela

lolly ha detto...

Vorrei commentare il testo "Multiculturalismo e femminismo. Il multiculturalismo danneggia le donne?" di Susan Moller Okin, citando quella che a mio avviso è tutt'ora una problematica ricorrente nelle società multiculturali; la Okin scrive "che fare quando le pretese di culture o religioni minoritarie collidono col principio dell'uguaglianza di genere che è per lo meno formalmente sottoscritta dagli stati liberal-democratici - per quanto continuino a violarla nella pratica?" Io credo che un problema molto importante che riguarda la maggior parte delle donne immigrate sia la poligamia.Non è forse questa una pretesa che collide con il principio dell'uguaglianza,come dice appunto la Okin? Fin dall'inizio le istituzioni sono state troppo permissive nei confronti di tali questioni,nn considerando talvolta il problema dal punto di vista etico e morale delle donne che subiscono la poligamia. Ma la colpa certo non è solo delle istituzioni;mi ritrovo concorde con la Okin riguardo il fatto che l'opinione pubblica è rimasta, ma purtroppo rimane tutt'ora in silenzio su una problematica così importante. Forse nessuno ha il tempo,la voglia o semplicemente l'interesse di pensare e capire cosa voglia dire veramente convivere in una famiglia poligamica...forse nessuno ha mai pensato alle ostilità,ai conflitti che vengono a crearsi tra le donne della stessa famiglia,ai disagi per i figli.Ci sono svariati motivi che,a mio avviso,fanno capire che multiculturalismo e femminismo non possono essere conciliabili. Spesso accade che il multiculturalismo si ponga contro il valore fondamentale della libertà individuale, questo comporta purtroppo che i diritti individuali vengono soprafatti da quelli di gruppo.Ecco un motivo per cui femminismo e muliculturalismo non possono,per ora quantomeno, coesistere. Coloro che sostengono i diritti di gruppo delle culture minoritarie non hanno un'attenzione per la sfera privata delle persone di quella stessa cultura.Purtroppo i difensori dei diritti di gruppo non considerano forse che coloro che subiscono sono sempre e solo le donne. Dunque,considerando le culture che approvano il controllo sulle donne da parte degli uomini (sesso più forte - vorrei sapere su quale base si afferma ciò)in vari modi, non è forse questa una limitazione per le donne nel condurre una vita con pari dignità a quella degli uomini?godono della stessa libertà di scelta? A questa affermazione vorrei collegarmi con un film di Ousmane Sembene "Moolade",che racconta una storia di lotta ed emancipazione femminile, ambientato in un villaggio di campagna costruito intorno a una delle più antiche moschee dell'Africa Occidentale. Il film spiega la ribellione di alcune donne del villaggio alla pratica della mutilazione delle proprie figlie. Questo film ha fatto discutere molto gli uomini africani, e non solo. E' interessante e vero perchè fa capire chiaramente la frustazione delle donne all'interno di una famiglia poligamica e l'orrore della pratica della clitoridectomia....Dopo aver letto,visto certi "stili" di vita e sottomissioni credo sia legittimo (per una ragazza intendo) volere che per almeno 10 anni gli uomini subiscano da parte delle donne tutte le pratiche,dalla prima all'ultima (e forse anche con qualche piccola aggiunta),che ora come ora sopportano le donne.E la mia pretesa è solo di 10 anni perchè sarebbero sufficienti innanzitutto a far vivere agli uomini un po di sottomissioni e crudeltà per fargli capire cosa le donne sono in grado di sopportare a causa loro e,in secondo luogo, sarebbero sufficienti per dimostrare la debolezza del sesso maschile dato che a mio avviso (no anzi- ne sono pienamente convinta) in quei 10 anni si innalzerebbe il tasso di mortalità maschile in modo non indifferente, a causa di suici per la non sopportazione di eccessive sottomissioni...chissà, forse è una buona idea per affermare che in realtà il sesso maschile non è poi così forte come la maggioranza sostiene......fosse così semplice!!!